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JOHN COLLINS
🥂 John Collins: il cocktail frizzante che non passa mai di moda
COCKTAILS
4/16/20256 min leggere


Introduzione
Tra i long drink più amati al mondo, il John Collins è una garanzia: fresco, agrumato, effervescente, perfetto per ogni stagione. È il cugino leggermente più “pop” del Tom Collins, e ha una storia affascinante che affonda le sue radici nei primi anni del cocktail moderno.
Se cerchi un drink dissetante, versatile e perfetto da servire anche a chi non è un esperto di alcolici, il John Collins è quello che fa per te.
Origini del John Collins: Londra, metà Ottocento e il Limmer’s Hotel
Il John Collins è un cocktail che ci porta nella Londra della prima metà dell’Ottocento, molto prima dell’era dei Martini, dei Negroni e dei grandi classici del Novecento.
Le fonti storiche più citate collocano la nascita del John Collins al Limmer’s Hotel, un celebre hotel e gentlemen’s club di Londra, frequentato da ufficiali, aristocratici e membri dell’alta società. Qui lavorava un capo cameriere/bartender chiamato, appunto, John Collins.
In quel periodo la parola “cocktail” non aveva ancora il significato moderno ristretto: si parlava di punch, slings, fizzes, toddies, julep, cobbler, ecc. Il John Collins si inserisce in quella famiglia di drink che oggi chiameremmo “long drink sour allungato”:
base spiritosa
agrume (limone)
dolcificante
acqua frizzante (o soda)
ghiaccio
La struttura è quella che, in epoca successiva, verrà codificata come Collins: un sour allungato con soda, servito in bicchiere alto.
Il nome del drink, secondo la tradizione, deriverebbe proprio da John Collins del Limmer’s, che avrebbe reso popolare questa miscela tra i clienti del locale. Già nell’Ottocento circolano versi e canzoni dedicate al John Collins, segno che il drink aveva una certa notorietà nella cultura dell’epoca.
John Collins vs Tom Collins: come nasce la confusione
Uno dei punti più interessanti – e didatticamente utili – è la confusione storica tra John Collins e Tom Collins.
Nel tempo, soprattutto tra fine Ottocento e inizio Novecento, succedono due cose:
Cambio di base alcolica e di nome: Nelle prime versioni, il John Collins è spesso associato a gin di tipo Old Tom o comunque a gin dolci dell’epoca. Col passare degli anni, la distinzione tra: John Collins (a volte associato a gin o brandy) e Tom Collins (associato esplicitamente a Old Tom Gin), diventa sempre meno chiara.
La “Tom Collins hoax” negli USA: Negli Stati Uniti, negli anni 1870 circa, diventa famosa una sorta di burla/leggenda urbana: la “Tom Collins hoax”. La storia, semplificando, prevedeva che qualcuno chiedesse a un amico:“Hai sentito cosa ha detto di te Tom Collins?”…e lo mandasse in giro per bar a cercare questo inesistente Tom Collins. I bartender iniziano a servire un drink chiamato Tom Collins, alimentando il mito e fissando il nome nella cultura dei bar americani.
Risultato:
Nei ricettari successivi, soprattutto americani, il Tom Collins diventa il riferimento principale per il Collins al gin con:
gin,
succo di limone,
zucchero,
soda.
Il John Collins viene talvolta: considerato una variante, o associato ad altre basi (es. brandy, whisky),o semplicemente “assorbito” dal Tom Collins.
Evoluzione della ricetta: dal gin old tom ai Collins moderni
Dal punto di vista tecnico, il John Collins è l’archetipo di un gin sour allungato con soda. Una ricetta classica (in stile Collins) può essere riassunta così:
Gin
Succo di limone fresco
Zucchero (o sciroppo di zucchero)
Soda
Ghiaccio
Ciliegina e/o fetta di limone come garnish (a seconda delle scuole)
Storicamente si usava spesso l'Old Tom Gin che appariva più dolce e morbido rispetto ai London Dry moderni così il drink appariva meno secco di un Gin Fizz, più beverino e perfetto come long drink rinfrescante.
Con l’evoluzione della mixology e la standardizzazione dei manuali, la famiglia dei Collins si allarga:
Tom Collins: gin (spesso London Dry), limone, zucchero, soda.
John Collins: in alcune fonti viene associato a gin, in altre a brandy o whisky; la struttura resta la stessa.
Vodka Collins, Rum Collins, ecc.: stesso schema con basi diverse.
In sostanza il John Collins non è solo un ''cocktail' ma una vera e propria struttura formata da una base spiritosa, una componente acida, dolcificante e allungamento con soda ed è per questo che nella lettura storica,Il John Collins è uno dei primi esempi codificati di questa struttura.


Food pairing per John Collins e famiglia Collins
''Un Collins è, in sostanza, un sour allungato con soda: acidità fresca, bollicina leggera, alcolicità percepita medio-bassa, grande bevibilità. Questo profilo lo rende molto versatile a tavola, soprattutto con piatti leggeri, grassi moderati e sapori puliti.''
1. Profilo del Collins
Prima di parlare di cibo, sintetizzo il profilo gustativo di un Collins classico (John/Tom):
Struttura: base spiritosa (spesso gin), succo di limone, zucchero, soda.
Sensazione in bocca: fresco, acido, leggermente dolce, frizzante, non pesante.
Funzione a tavola: ''sgrassa bene'' grazie all'unione dell'acidità alla bollicina, pulisce il palato tra un boccone e l'altro, non copre troppo i sapori del cibo se ben bilanciato
Quindi, a livello di pairing, il Collins può essere considerato un aperitivo secco e agrumato come una limonata alcolica elegante più come un drink a fine passto
2. Food pairing per John/Tom Collins (gin-based)
Per il John/Tom Collins classico al gin possiamo abbinare:
a) Cucina leggera di mare
Tartare di pesce bianco (branzino, orata) con agrumi ed erbe.
Ceviche delicati (non troppo piccanti).
Gamberi alla griglia con olio, limone e prezzemolo.
Perché funziona per il bilanciameno di acidità e agrumi dei piatti che può donare una buona continuità aromatica, inoltre il gin botanico abbinato alle note iodate del pesce può essere un legame molto elegante, infine la soda e il ghiaccio ''ripuliscono'' la bocca dai grassi dei pesci o da eventuali salse
b) Fritti leggeri
Frittura di calamari e gamberi.
Tempura di verdure.
Crocchette di baccalà o di patate.
Perché come detto prima la fusione tra acidità e bollicina può dare un effetto ''spazzolino'' sul grasso del fritto e il gin non è troppo invadente, quindi non copre la croccantezza e le note delicate
c) Finger food e tapas
Bruschette con pomodoro e basilico.
Olive, mandorle tostate, piccoli formaggi freschi.
Mini panini con salumi non troppo stagionati (es. prosciutto crudo dolce).
Qui il Collins lavora come aperitivo di accompagnamento o alternativa al classico vino bianco o birra leggera
Food pairing per Collins con altre basi
Se allarghiamo il discorso alla famiglia Collins, cambia la base e si sposta il pairing.
a) Vodka Collins
Profilo:
più neutro, meno botanico del gin,
il limone diventa ancora più protagonista.
Abbinamenti:
Insalate fresche con agrumi, finocchio, cetriolo.
Piatti vegetariani leggeri (quinoa con verdure, cous cous con verdure e limone).
Sushi semplice (nigiri, maki base, senza salse troppo dolci o pesanti).
La logica sarebbe legata alla vodka che non aggiunge aromi forti e quindi lascia spazio al cibo, in questo caso il drink lavora come ''acqua aromatizzata al limone ma con carattere''.
b) Rum Collins
Profilo:
nota dolce e morbida del rum,
agrume che taglia la dolcezza,
sensazione un po’ più “caraibica”.
Abbinamenti:
Cucina latina/caraibica leggera: tacos di pesce, pollo alla griglia con lime e coriandolo.
Piatti leggermente speziati: pollo jerk non troppo piccante, riso con verdure e spezie leggere.
Carni bianche alla griglia con marinature agrumate.
Perché il rum+spezie leggere sono una combo naturale e il Collins mantiene la freschezza e non appesantisce come un drink più zuccherino.
c) Whiskey/Whisky Collins
Profilo:
più “terroso” e caldo,
limone e soda alleggeriscono il whiskey.
Abbinamenti:
BBQ leggero: ribs non troppo glassate, pulled pork non eccessivamente dolce.
Carni alla griglia (manzo, maiale) con contorni semplici.
Formaggi mediamente stagionati (cheddar, asiago giovane).
Il Collins alleggerisce il whisky, rendendolo più adatto al cibo con acidità e soda che aiutano a gestire il grasso delle carni.
Conclusione
Il John Collins è la dimostrazione che la semplicità può essere sorprendente. Con pochi ingredienti ben bilanciati e un pizzico di storia alle spalle, riesce a soddisfare sia i neofiti che gli appassionati. È il cocktail che non stanca mai, facile da preparare ma mai banale.
Se non lo hai mai provato, è il momento perfetto per farlo. E se sei già un fan… magari prova a reinventarlo con un tocco personale!
Contenuto
Origini del John Collins: Londra, metà Ottocento e il Limmer’s Hotel
John Collins vs Tom Collins: come nasce la confusione
Evoluzione della ricetta: dal gin old tom ai Collins moderni
Il ruolo del John Collins nella formazione del bartender
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