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RUM

Tutto Quello che C’è da Sapere sul Rum: Storia, Tipi, Come Beberlo e Curiosità

DISTILLATI

4/5/20258 min leggere

Introduzione

Il rum è un distillato che sa di avventura, sole e mare. È la bevanda dei pirati, ma anche degli intenditori. È l’anima del Mojito, del Daiquiri, del Mai Tai, ma anche un grande compagno da sorseggiare liscio davanti a un tramonto tropicale.
In questa guida scoprirai tutto quello che c’è da sapere sul rum: dalle origini alla degustazione, passando per i tipi, i cocktail e le curiosità.

Origini del rum: canna da zucchero, schiavitù e Caraibi

Per capire il rum devi partire da tre elementi chiave:

  • canna da zucchero,

  • colonialismo europeo,

  • schiavitù e piantagioni nei Caraibi.

Dalla canna da zucchero al “kill-devil”

La canna da zucchero arriva nei Caraibi con gli europei (soprattutto spagnoli e portoghesi), tra XV e XVI secolo. La produzione di zucchero genera enormi quantità di melassa, sottoprodotto denso e scuro. Iniziano esperimenti di fermentazione della melassa e successiva distillazione: il risultato è un distillato grezzo, duro, chiamato in vari modi: “kill-devil”, “rumbullion”, “tafia''. Si tratta di un lontano dal rum elegante che conosciamo oggi: è forte, poco raffinato, spesso consumato da schiavi, marinai, soldati.

Questo primo rum è:

  • un prodotto di scarto trasformato in alcol,

  • strettamente legato alla tratta degli schiavi e all’economia delle piantagioni.

Rum, marina britannica e “rum ration”

Nel XVII–XVIII secolo il rum entra anche nella storia navale grazie anche alla Royal Navy britannica che distribuisce razioni di rum ai marinai (la famosa “rum ration”). Per ridurre gli abusi, il rum viene diluito con acqua e succo di agrumi (proto-punch, proto-grog). Nasce una cultura del rum come bevanda dei marinai e simbolo di identità britannica nelle colonie caraibiche.

Dalla bevanda grezza al distillato “di stile”: nascita dei grandi “mondi” del rum

Con il tempo, il rum smette di essere solo un distillato rozzo e inizia un percorso di raffinazione tecnica, migliorando gli alambicchi, si sviluppano tecniche di invecchiamento in botte e nascono marchi e stili distinti legati alle ex potenze coloniali.

In modo molto sintetico, oggi parliamo di tre grandi “mondi”:

  1. Stile spagnolo (ron)

    • Aree: Cuba, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Panama, Venezuela, ecc.

    • Caratteristiche:

      • tendenzialmente più leggeri, morbidi, “ron ligero”,

      • spesso prodotti con colonne di distillazione (column still),

      • forte attenzione alla bevibilità e all’eleganza.

    • Linguaggio: si usa il termine ron.

  2. Stile inglese (rum)

    • Aree: Giamaica, Barbados, Trinidad, Guyana, ecc.

    • Caratteristiche:

      • più intensi, esteri marcati, note di frutta matura, spezie, melassa,

      • spesso prodotti con pot still o mix pot/column,

      • storicamente più “robusti” e complessi.

    • Linguaggio: si usa il termine rum.

  3. Stile francese (rhum agricole)

    • Aree: Martinica, Guadalupa, Réunion, ecc.

    • Caratteristiche:

      • prodotti da succo di canna fresco, non da melassa,

      • profilo erbaceo, vegetale, secco,

      • spesso regolamentati da disciplinari (es. AOC Martinique).

    • Linguaggio: si usa il termine rhum.

Tipologie tecniche di rum: come si classificano

Oltre allo stile “storico”, in mixology si ragiona anche per tipologia tecnica. Le categorie più utili:

1.Rum bianco (white / silver / blanco)

  • Colore: trasparente (può essere giovane o filtrato dopo breve invecchiamento).

  • Materia prima: quasi sempre melassa (tranne agricole bianchi).

  • Profilo: relativamente neutro in stile spagnolo oppure più aromatico in stile inglese/giamaicano,

  • Uso: si usa come base per cocktail come il Mojito, Daiquiri, Piña Colada, Cuba Libre e Collins al rum

2. Rum oro / ambrato (gold)

  • Colore: dorato/ambrato chiaro.

  • Può essere invecchiato per un periodo medio-breve oppure viene colorato con caramello nei prodotti più commerciali,

  • Profilo: tende ad essere più rotondo del bianco, con leggere note di vaniglia, legno, caramello

  • Uso: ottimo per highball, tiki leggeri e twist di classici

3. Rum invecchiato (añejo / aged / vieux)

  • Invecchiamento: variabile (da pochi anni a decenni), spesso in botti ex-bourbon.

  • Profilo: note vanigliate, legno, spezie, frutta secca, caramello, melassa con una struttura più complessa, adatta anche alla degustazione liscia.

  • Uso: di base viene utilizzato come sipping rum da bere liscio o con un cubo di ghiaccio, a volte accompagnato con del cioccolato fondente, oppure può essere utilizzato in cocktail stirred come Old Fashioned al rum, Rum Manhattan, El Presidente.

4. Rhum agricole

  • Materia prima: succo di canna fresco.

  • Profilo: erbaceo, vegetale e secco con delle note di canna fresca, pepe, agrumi verdi

  • Tipologie:

    • blanc (bianco),

    • élevé sous bois (breve legno),

    • vieux (invecchiato).

  • Uso: Ti Punch, twist di Daiquiri, highball secchi, pairing con cucina saporita

5. Rum “heavy” / high ester (soprattutto giamaicani)

  • Produzione:

    • fermentazioni lunghe,

    • uso di dunder/pit (residui fermentativi),

    • pot still.

  • Profilo: caratterizzato da un intensità aromatica molto grande, con esteri altissimi con delle note di banana matura, ananas fermentato, colla e spezie,

  • Uso: in cocktail tiki come il Mai Tai, Zombie e Navy Grog, molto utilizzato come sipping rum e anche in cocktail Blend per dare carattere al cocktail.

6. Overproof

  • Gradazione: spesso 57% vol (navy strength) o 60–75% vol.

  • Uso: in cocktail tiki (float,layer), flambé e in piccoli dosaggi per dare una spinta al drink

  • Nota didattica:

    • perfetti per spiegare il rapporto gradazione/diluizione.

7. Rum speziati e aromatizzati (spiced, flavored)

  • Base: rum (spesso giovane) + spezie (vaniglia, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, ecc.) + aromi.

  • Profilo: dolce, speziato, molto accessibile al pubblico più giovane

  • Uso: long drink semplici come rum e cola o rum e ginger beer, si può consigliare a chi si vuole avvicinare al mondo del rum.

Evoluzione moderna: dal rum “di massa” al rum da degustazione

Nel XX secolo succede qualcosa di simile a quanto è accaduto con gin e whisky:

  1. Fase industriale / commerciale: Rum prodotti in grandi volumi, blending massiccio, uso di zuccheri aggiunti e caramello per standardizzare gusto e colore. Il Rum viene percepito come una base da miscelazione ''facile''.e prodotto economico.

  2. Rinascita della cocktail culture e del rum di qualità: vengono riscoperti i cocktail tiki storici di Donn Beach e Trader Vic, come lo Zombie e il Mai Tai. Crescono le distillerie indipendenti, imbottigliator, Agricole AOC e single cask donando una maggiore trasparenza su invecchiamento reale, aggiunte di zucchero e provenienza.

  3. Rum come distillato “serio” da degustazione: nascita di rum premium e super-premium, degustazioni verticali, abbinamenti con cioccolato, sigari e dessert. Parallelo con il mondo del whisky single estate, pot still vs column e terroir della canna da zucchero

Come ragionare da bartender quando scegli un rum

Dal tuo punto di vista di bartender e appassionati, è fondamentale dare criteri di scelta, non solo liste.

1.Domande chiave

Quando scegli un rum per un cocktail, chiediti:

  1. Che ruolo deve avere il rum nel drink?

    • Protagonista (es. Daiquiri) o parte di un blend complesso (es. tiki)?

  2. Che profilo aromatico cerco?

    • Leggero e pulito (stile spagnolo)

    • Erbaceo e secco (agricole)

    • Ricco e funky (giamaicano heavy)

  3. Che struttura voglio?

    • Fresco e beverino (bianco/gold)

    • Profondo e da meditazione (invecchiato)

  4. Che pubblico ho davanti?

    • Neofiti (spiced, ron morbidi)

    • Appassionati (agricole, single cask, high ester)

2.Esempi didattici

  • Daiquiri

    • Usa un rum bianco di stile spagnolo per un drink pulito e accessibile.

    • Usa un agricole blanc per una versione più secca e vegetale.

    • Usa un giamaicano leggero per un Daiquiri più aromatico.

  • Old Fashioned al rum

    • Rum invecchiato stile inglese (Barbados, Giamaica blend) per profondità.

    • Agricole vieux per un profilo più secco e “cognac-like”.

  • Tiki

    • Blend di rum:

      • uno leggero (spagnolo),

      • uno medio (Barbados),

      • uno heavy (Giamaica) in piccola quota per carattere.

Contenuto:
  • Origini del Rum

  • Gli stili del Rum

  • Tipologie di tecniche per il Rum

  • Evoluzione del Rum da bevanda di massa a bevanda da degustazione

  • Guida a scegliere il tuo rum

FAQ sul Rum

1. Che cos’è esattamente il rum?

Il rum è un distillato ottenuto dalla canna da zucchero, in genere a partire da:

  • melassa (sottoprodotto della produzione di zucchero), oppure

  • succo di canna fresco (nei rhum agricole).

Dopo la fermentazione degli zuccheri, il mosto viene distillato (in alambicchi a colonna, discontinui o misti) e spesso invecchiato in botte. Il risultato è una categoria molto ampia di distillati, con profili che vanno da leggeri e puliti a estremamente intensi e complessi.

2. Perché si scrive rum, ron e rhum? C’è differenza?

Sì, la differenza è principalmente storico–culturale e di stile:

  • Rum: tradizione anglofona (Giamaica, Barbados, Trinidad, Guyana…).

    • Spesso profilo più intenso, “funky”, ricco di esteri.

  • Ron: tradizione ispano–caraibica (Cuba, Repubblica Dominicana, Porto Rico, Panama…).

    • Stile in genere più leggero, morbido, “ron ligero”.

  • Rhum: tradizione francofona (Martinica, Guadalupa, Réunion…).

    • Spesso da succo di canna fresco (rhum agricole), profilo erbaceo e secco.

Non sono leggi assolute, ma per chi studia mixology è una scorciatoia utile per collegare lingua → stile → gusto.

3. Da cosa si ottiene il rum: melassa o succo di canna?

Le due grandi strade sono:

  • Rum da melassa

    • È la forma più diffusa.

    • Melassa + acqua → fermentazione → distillazione.

    • Profili che vanno da neutri (stile spagnolo) a molto intensi (stile inglese).

  • Rhum agricole (da succo di canna)

    • Succo di canna fresco fermentato e distillato.

    • Profilo più vegetale, secco, “verde”, con note di canna, erbe, pepe.

Per un bartender, questa distinzione è fondamentale: cambia completamente il carattere del drink.

4. Quali sono le principali tipologie di rum?

In chiave pratica per la miscelazione, puoi ragionare così:

  • Rum bianco (white/silver/blanco):

    • Giovane o filtrato, ideale per Mojito, Daiquiri, Cuba Libre.

  • Rum oro/ambrato (gold):

    • Più morbido, con leggere note di legno e vaniglia.

  • Rum invecchiato (añejo/aged/vieux):

    • Più complesso, con note di legno, spezie, frutta secca; ottimo anche liscio.

  • Rhum agricole (blanc, élevé sous bois, vieux):

    • Da succo di canna, profilo erbaceo e secco.

  • Rum high ester / “funky” (soprattutto giamaicani):

    • Estremamente aromatici, usati spesso in tiki o in blend.

  • Overproof:

    • Gradazione molto alta (57–75% vol), da usare in piccole dosi.

  • Spiced / flavored:

    • Rum con aggiunta di spezie e aromi (vaniglia, cannella, ecc.), molto accessibili.

5. Il rum è nato nei Caraibi?

Il rum, come lo intendiamo oggi, sì: è strettamente legato ai Caraibi e alle colonie europee (spagnole, inglesi, francesi) in quella zona. La canna da zucchero arriva lì con gli europei, e il rum nasce come:

  • distillato ottenuto dalla melassa di scarto delle raffinerie di zucchero,

  • prodotto connesso al sistema delle piantagioni e della schiavitù.

Per chi studia storia del bar, è importante ricordare che dietro il rum c’è anche una parte oscura di storia economica e sociale.

6. Che differenza c’è tra rum bianco e rum invecchiato in miscelazione?

  • Rum bianco

    • Più neutro (soprattutto stile spagnolo),

    • esalta freschezza e acidità (Mojito, Daiquiri),

    • lascia spazio ad agrumi, menta, frutta.

  • Rum invecchiato

    • Porta note di legno, vaniglia, spezie, caramello,

    • aggiunge profondità e struttura,

    • perfetto per cocktail stirred o più complessi (Old Fashioned al rum, Mai Tai, El Presidente).

In pratica:
il bianco è ideale per drink freschi e diretti, l’invecchiato per drink più complessi e da meditazione.

7. Il rum è sempre dolce? Contiene zucchero aggiunto?

Non necessariamente.

  • Tutti i rum partono da zuccheri fermentati, ma dopo la fermentazione e distillazione gli zuccheri non restano (l’alcol è il prodotto della fermentazione).

  • Alcuni produttori, però, aggiungono zucchero o sciroppi dopo la distillazione e l’invecchiamento per:

    • arrotondare il gusto,

    • dare sensazione di “morbidezza”,

    • standardizzare il profilo.

I rum più “secchi” (soprattutto molti agricole, alcuni giamaicani, alcuni barbadiani) non hanno zuccheri aggiunti o ne hanno pochissimi. Per un bartender è importante conoscere lo stile del marchio, perché un rum molto zuccherato cambia il bilanciamento del cocktail.

8. Che ruolo ha il rum nella storia della mixology?

Enorme. Il rum è protagonista di:

  • Punch storici (rum + agrumi + zucchero + acqua + spezie),

  • Grog della marina britannica,

  • grandi classici come:

    • Daiquiri, Mojito, Piña Colada, Mai Tai, Zombie, El Presidente, Cuba Libre…

  • tutta la cultura tiki del Novecento (Donn Beach, Trader Vic).

Per chi studia cocktail, il rum è il distillato perfetto per capire: come si è evoluta la miscelazione dai punch ai sour moderni, come il tipo di base (bianco, invecchiato, agricole, giamaicano) cambia completamente il risultato.

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